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Ieri con la votazione in Senato che ha visto 146 voti favorevoli, 113 contrari e nessun astenuto, il DDL. S 2085, più noto come DDL Concorrenza, è diventato Legge annuale per il mercato e la concorrenza.
In essa sono contenuti i seguenti 4 articoli che interessano la professione dell’Odontoiatra.

Art.153.
L’esercizio dell’attività odontoiatrica è consentito esclusivamente a soggetti in possesso dei titoli abilitanti di cui alla legge 24 luglio 1985, n.409, che prestano la propria attività come liberi professionisti. L’esercizio dell’attività odontoiatrica è altresì consentito alle società operanti nel settore odontoiatrico le cui strutture siano dotate di un direttore sanitario iscritto all'albo degli odontoiatri e all'interno delle quali le prestazioni di cui all'articolo 2 della legge 24 luglio 1985, n. 409, sono erogate dai soggetti in possesso dei titoli abilitanti di cui alla medesima legge. 
Art. 154. 
Le strutture sanitarie polispecialistiche presso le quali è presente un ambulatorio odontoiatrico, ove il direttore sanitario non abbia i requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività odontoiatrica, devono nominare un direttore sanitario responsabile per i servizi odontoiatrici che sia in possesso dei requisiti di cui al comma 153.
Art.155
Il direttore sanitario responsabile per i servizi odontoiatrici svolge tale funzione esclusivamente in una sola struttura di cui ai commi 153 e 154.Art.156
Il mancato rispetto degli obblighi di cui ai commi 153, 154 e 155 comporta la sospensione delle attività della struttura, secondo le modalità definite con apposito decreto del Ministro della salute, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 

Ai fini dell’esercizio professionale, l’interpretazione letterale dell’articolo 153 pone sullo stesso piano le società commerciali iscritte alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura (CCIAA) ed i professionisti iscritti all'Albo degli Odontoiatri. 
Da oggi quindi per l’esercizio dell’attività di odontoiatria sarà sufficiente avere un capitale e contrattualizzare un direttore sanitario e qualche professionista abilitato ai sensi della legge 409/85 che diventeranno prestatori d’opera per conto di “imprese” commerciali.

Si determina in questo modo la violazione legislativa di una professione “REGOLAMENTATA o PROTETTA” cioè un'attività lavorativa subordinata al conseguimento di una laurea specifica, al superamento di un esame di Stato abilitante e all’iscrizione ad un Ordine professionale che ha il compito di vigilare sulla regolarità del compimento delle attività professionali.

L’effetto pratico della legge approvata, determina due conseguenze:
1) l’inaccettabile discriminazione di una singola professione protetta rispetto a tutte altre professioni “regolamentate” dall'iscrizione all'Albo, con violazione palese dell’art. 3, 33  comma 5 e dell'art. 32 della Costituzione
2) un pregiudizio per la salute pubblica derivante dall'indifferente affidamento della salute del cittadino a soggetti non abilitati.

Peraltro va evidenziato che la legge introduce un paradosso per la stessa “concorrenza” se consideriamo le differenti aliquote fiscali in capo a professionisti e imprese, oltre al carico previdenziale per i primi, assente per le seconde.

Ad aggravare la situazione e a renderla ancor più paradossale, l’articolo 153 della nuova legge si pone in palese contrasto e conflitto con il recente parere del MISE diffuso il 23/12/2016, ribadito e corroborato con successiva lettera di cui al Registro Ufficiale U.0078114 del 04/03/2017 dello stesso Ministero dell’economia, nel quale si afferma in modo inequivocabile, come l'unico contesto nel cui ambito è possibile l'esercizio di professioni regolamentate in un sistema ordinistico secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del Codice Civile sia quello della StP - società tra professionisti - attività individuata nel settore odontoiatrico con il codice di attività ATECO 86.23.
La gravità della situazione e le ripercussioni che si avranno su tutta la nostra attività rendono necessario e improrogabile un confronto interno e una presa di posizione ufficiale di ANDI su una legge tanto enfatizzata dal nostro Esecutivo Nazionale che però non è riuscito a gestire al meglio trasformandola in un suicidio politico. 
Ora ANDI Pavia non può che essere in prima fila per ottenere dei chiarimenti indispensabili al fine di capire quale possa essere, se c’è ancora, un futuro per la nostra Professione e quale possa essere la via da seguire per tutelarla.

Marco Colombo
presidente ANDI Pavia

 

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